| 11
settembre 2006
Ci sono delle
vicende in cui diventa necessario prendere una posizione
chiara ed inequivocabile, a maggior ragione quando ci sono di
mezzo la salute pubblica, l’integrità e la salvaguardia
dell’ambiente in cui viviamo.
Nella vicenda
degli inceneritori di Silea e Mogliano proposti da Unindustria
ormai i pezzi sulla scacchiera sono schierati, o si sta con i
neri o con i bianchi, non sono accettabili posizioni di mezzo.
Ognuno deve esporsi esplicitamente, nulla in questi casi è
peggiore dell’ambiguità mantenuta per decidere all’ultimo a
quale parte affiancarsi, dipendentemente dagli interessi
politici contingenti. L’eventuale costruzione degli
impianti porterebbe una ricaduta di sostanze tossico-nocive
per un raggio di circa 20 km dalla localizzazione degli
stessi, sostanze che andranno inevitabilmente ad infiltrarsi
–oltre che negli alveoli polmonari dei cittadini- nei terreni
dedicati alla produzione ortofrutticola del nostro
territorio.
Cibarsi di
alimenti inquinati da diossine non piace a nessuno, e non
tanto per il gusto che probabilmente rimarrebbe inalterato,
quanto per i rischi oggettivi che ciò comporterebbe. Le
associazioni degli agricoltori fin’ora contattate (CIA e
Coldiretti) si sono dimostrate restie a rendere pubblica una
posizione definita in merito, accampando di volta in volta
giustificazioni che raffrontate alla gravità del problema
risultano ridicole ed oscure all’opinione pubblica. La
tutela delle aziende agricole che questi organismi
rappresentano dovrebbe passare –in primo luogo- dalla tutela
della salubrità dei terreni dove vengono coltivati i prodotti
che finiscono sulle nostre tavole, altrimenti qualcuno spieghi
a che servono etichette e tracciabilità se il malsano risiede
proprio nel primo elemento necessario alla produzione. Che se
ne fa il consumatore di indicazioni che non riportino il fatto
che i prodotti acquistati siano stati coltivati in terreni
avvelenati? C’è bisogno di aspettare che crescano
pannocchie con le branchie prima di muovere un dito?Perché le
associazioni sopra menzionate sono preoccupate solo di evitare
che siano distribuiti alla cittadinanza volantini che mettono
in guardia su questi rischi?
Potrebbe essere
una coincidenza, ma dopo l’organizzazione della manifestazione
a Venezia in programma per la fine di Settembre, si scopre che
bisognerà aspettare Ottobre per avere (forse) una presa di
posizione da parte dei vertici delle suddette. Questo
significa che la presenza di delegazioni di CIA e Coldiretti
tra i manifestanti è esclusa, almeno fino ad
oggi.
Queste poche
righe sono solo l’inizio di una dura campagna di informazione
tra i cittadini, che hanno il diritto di partecipare alla
gestione del territorio e di approvvigionarsi di alimenti
sani. Se questi alimenti –per i motivi appena citati- non
saranno più disponibili presso le aziende agricole della zona,
allora vorrà dire che si compreranno altrove. Dato che pure
gli agricoltori sono cittadini, li invitiamo calorosamente a
fare pressione sulle proprie associazioni di categoria per
evitare l’inquinamento dei fondi ed un drastico calo delle
vendite.
Lorenzo
Pezzato Presidente Comitato Citt. di
Biancade |